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di Mario Figaia
Capitolo terzo
Capoliveri e il suo folklore
Una
ridda di leggende, che hanno certo addentellato col succedersi
delle generazioni di quest'aspro promontorio,
pullulano e riecheggiano a iosa nella parlata disadorna di questa
gente. Ardua cosa sarebbe rievocarle tutte: tra esse primeggiano
le leggende delle "Vergini di Luceri", dell"'lnnamorata",
del "Pontimento" e molte altre che ruotano attorno
al santuario delle Grazie e alla sua venerata Madonna. La leggenda
delle "Vergini di Luceri" narra che sorgeva nella località omonima,
presso Monte Orello, un patrizio castello. lì signore aveva sempre
colma la madia di pura farina di grano biancolino, piene le tine
di spiritosi e prelibati vini nella capace cantina.
Agiatezza, felicità, regnavano indiscusse nella casa
del signore di Luceri, rallegrata dal sorriso di tre splendide figliole.
Ma su questo nido felice si abbattè, simile ad uragano, la ferocia dei
saraceni. Nulla rimase di tanta gioconda vita; rase al suolo furono le
mura del castello nel tremendo assalto, ucciso il signore di Luceri assieme
ai servi fedeli nel disperato tentativo di opporre resistenza alla canea
barbaresca dilagante intorno. Solamente le tre fragili e femminee vergini
trovarono scampo nella fuga, incalzate ed inseguite dai barbari. Trafelate,
ansimanti, sfinite e sanguinanti per la pazza corsa, le tre vergini trovarono
estremo riparo alla cupidigia degli inseguitori gettandosi negli abissi
del circostante Tirreno. E nel luogo dove si immolarono, i capoliveresi
assicurano di sentire ancora, nelle serate
di plenilunio, i gemiti angosciosi delle tre sfortunate ragazze.
Anche Capoliveri ebbe una sua Francesca in
modo minore, però essa vive negletta nel ricordo del popolino
con il nomignolo "Innamorata". La giovinetta casta
e pura si dice che fosse contrastata dalla famiglia nel raggiungere
il suo sogno d'amore. Di nottetempo spari dalla domestica dimora
gettandosi da una ripa adiacente alla locale ferriera. Quella
scogliera, bagnata dal sangue del suo insano gesto, viene oggi
indicata col toponimo di "Innamorata". Altra ricordevole
leggenda è tramandata sulla località "Pontimento" che
dista 2 Km. dall'abitato, lungo la rotabile che conduce alle
miniere. E' di aspetto orrido, composta da roccioni bruno-rossastri
tra i quali spunta una selva di fichi d'India. Nei calmi meriggi
al passeggero, che ivi si sofferma, è offerta la gioia di ascoltare
la melodia della vicina valle ed il risucchio del sottostante
mare.
Al Pontimento i nonni e i bisnonni dell'attuale
generazione erano usi portarsi durante la settimana di passione
per fustigarsi a sangue reciprocamente in segno di penitenza
dando così il nome di "Pentimento" alla vallata.
Altra teoria di leggende sono ricamate sul
Santuario della Madonna delle Grazie.
Il quadro molto venerato della Madonna è la
copia di una "Sacra Famiglia" di Raffaello e fu rinvenuto
su una spiaggia limitrofa. Pare che Napoleone si invaghisse ditale
immagine ed il fiero corso ordinò al "maire" del tempo,
Bartolini Adriano, di prelevarlo e di consegnarglielo.
Il Bartolini personalmente si recò al Santuario
per eseguire l'ordine dell'imperatore; ma mentre con le proprie
mani si preparava a rimuovere il quadro, si dice che le sue braccia
vi rimanessero abbarbicate. Tale fu lo spavento del povero "maire" che
preferì desistere dall'intento e in segno di sua discolpa, per
il tentato ratto del quadro, continuò puntualmente tutti i giorni
a recarsi in pia visita al Santuario.
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