La Storia


Il centro storico di Capoliveri Questi anni della fine dell'Ottocento furono duri: l'infezione fillosserica della vite colpì duramente queste terre e Capoliveri conobbe una vasta emigrazione verso l'America meridionale. 
Nel 1907, divenne Comune autonomo e fu diviso da Portolongone, costituendo l'unico caso in cui l'autonomismo municipale salì in collina, anziché scendere verso il mare, come era successo per gli altri comuni elbani. 
Capoliveri dette il suo contributo di uomini nel primo conflitto mondiale, partecipò attivamente alle lotte operaie che contrapposero gli interessi dei lavoratori delle caviere a quelli della società `Elba, 
di Miniere e Altiforni'. 

Riuscì a superare quasi indenne la seconda guerra mondiale, al contrario di altre zone dell'isola come Campo e Portoferraio. Nel dopoguerra, anche a causa della chiusura dello stabilimento di Portoferraio, molti Capoliveresi preferirono emigrare verso l'Australia, come i loro avi mezzo secolo prima, con la stessa speranza di un lavoro e di una vita migliore.

In questi ultimi trent'anni l'economia dell'isola d'Elba è stata rivoluzionata dal turismo, che lentamente ma inesorabilmente ha sostituito ogni altra forma di produzione economica; tra l'altro, negli anni Settanta, sia nel Riese che nel Capoliverese, sono state definitivamente chiuse le cave del ferro, concludendo una storia millenaria che aveva reso l'isola famosa in tutto il bacino mediterraneo e oltre. Attualmente Capoliveri è il secondo comune della Toscana per numero di presenze turistiche (circa 800.000 all'anno) ed è il nucleo principale dello sviluppo turistico all'isola d'Elba, dovuto anche a un litorale unico nella sua bellezza e varietà.

Gli abitanti di Capoliveri, oltre che buoni agricoltori, furono sempre e soprattutto `omini della vena', cioè cavatori dediti all'estrazione dei minerali di ferro nelle miniere di Calamita e del Ginepro, situate nella estrema punta sud orientale dell'isola. Essi sono ancor oggi contraddistinti da un caratteristico temperamento fiero e forte, abituati a una vita aspra e faticosa; ciò è visibile anche nello stile sobrio delle case e dei vicoli: viuzze strette, fra case austere senza troppi ornamenti. Unico tocco di allegria sono i fiori fuori dai balconi e i panni colorati alle finestre.

Nati su un promontorio coperto di macchie, di agavi e fichi d'india, accanto al Monte Calamita, grave di ferro e di magnetismo, e con un mare di un azzurro intenso che cambia colore a seconda delle stagioni, i Capoliveresi recano nel loro temperamento il segno di una natura forte e selvaggia; essi portano nei loro volti i segni di una storia antica, dura, di guerre e lotte, pervasi sempre da un senso di libertà e di spazio, come diceva Felice Cavallotti, citato in tutta la pubblicistica elbana fra Ottocento e Novecento: `non nascono servi in riva al mare'.

     

    
           ...precedente                Capoliveri e Napoleone              Capoliveri ed il Risorgimento