

La Festa dell'Uva
di Paolo De Gregorio - 1a edizione
Festa dell'Uva - 1996
Oggi mi è capitato
di assistere, quasi per caso, ad un avvenimento che mi ha coinvolto
ed emozionato tanto, lasciandomi sapore di buono, un
avvenimento di quelli, rari, che ti conciliano con la vita: la festa
dell'uva.
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Quattro rioni tipici di Capoliveri - Torre,
Fortezza, Fosso e Baluardo, hanno rappresentato, ognuno a suo modo,
la festa della vendemmia in tempi passati, ricostruendo magistralmente
uno spaccato d'epoca.
Una rappresentazione nata spontaneamente dal desiderio popolare di
riappropriarsi delle proprie tradizioni e della propria cultura,
in cui i partecipanti, dal bambino all'anziano, sono al contempo
ideatori, esecutori ed interpreti in una cornice suggestiva ed autentica
di un borgo che è rimasto nel tempo uguale a se stesso.
Entrando dalle porte apprestate all'uopo all'ingresso di ogni rione
sorprende, in un primo colpo d'occhio d'insieme, l'ambientazione
scenografica. D'improvviso ti lasci dietro come per incanto il tuo
mondo e il tuo vissuto e ti ritrovi, dal vivo, in una realtà vecchia
di tanti decenni. Il lavoro manuale ferve nelle tipiche vie, sovrastate
da lussureggianti pergole da cui pendono grappoli d'uva dorata. |
Il fabbro ferraio a torso nudo, col volto annerito, batte sull'incudine
il metallo incandescente, mentre il bambino apprendista lo osserva con
gli occhi lacrimanti per il fumo ed il calore (sono lacrime vere!). Il
ciabattino, in un angolo, col grembiulone di cuoio consunto, intento
al suo lavoro, sta appendendo vecchi sandali consunti mille volte riparati
a grossi chiodi infissi nel muro.
Da una finestra una sposina bionda, coi bigodini in testa, sbraita contro
il marito che, come al solito è uscito di casa per andare all'osteria
lasciando un gran disordine "qualche volta fo' una mattana e me
ne vo' " urla la sposa " e così vi darò il ben servito".
Intanto la postina, scarponi ai piedi e fazzoletto in testa, procede
per strada a passi lenti distribuendo la posta alle mamme che la aspettano
sulla porta di casa ansiose di ricevere notizie dai figli e dai mariti
emigrati oltre oceano.
Oggi
Francesca è fortunata, riceve un pacco legato
alla meglio con ceralacca e spago proveniente dall'Australia "bello
di mamma è il mi figliolo che me lo manda" esclama la donna "chissà cosa
m'ha mandato il mi tesoro!", ed anche una lettera via aerea
della "su sorella" ("speriamo siano notizie bone" esclama
Francesca). Più avanti tre lavandaie in uno slargo della strada adibito
a lavatoio pubblico lavano a mano alla fonte, sotto la copiosa acqua
corrente (ma da dove viene tutta quest'acqua e dove va a finire,
ti domandi) strusciando i panni sulle tavole di legno, pettegolando
sulla storia d'amore di Vincenzo e Chiara, Vincenzo che ogni volta
che incontra la sua bella "si ringazzullisce".
All'osteria gli uomini giocano a briscola, sotto il ritratto di Pietro
Gori, tutti col bicchiere di vino rosso di recente vendemmia. Nelle
cantine vecchie di secoli ferve la svina, mentre fuori tre ragazzine
pigiano coi piedi l'uva nel tino. In un cortiletto oggi festa di
matrimonio. |
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La sposa col vestitino
autentico della nonna, anni trenta una tunichetta dritta con un fiore
ricamato sulla scollatura ed un velo di pizzo in
testa, stile madonna, mazzo di calle in mano, lo sposo più anziano di
lei di diversi anni, baffoni, sguardo fiero, gessato grigio doppio petto;
al tavolo nuziale accanto agli sposi i genitori (le mamme con cappellino
e veletta), i testimoni, il prete col tocchetto. Il banchetto nuziale
apprestato nel cortile ombroso di edere e oleandri comprende la torta
(un corollo sovrastato da chiare d'uovo montate), anacini, cenci, cioccolata
calda servita in belle tazze dorate, rosolio servito in bicchierini ad
hoc.
Fuori, ben disposti su grandi tavoli, cibi vari, stoccafisso con patate,
trippa, acciughe fritte ripiene, ribollita, minestrone di fagioli, polenta
con cinghiale e dolci, la tipica schiaccia briaca, pane con uva, cenci,
schiacciate ed uva, uva, uva, uva...
Non finisci di assaggiare, una cosa più buona dell'altra; i sapori antichi,
dimenticati dal tempo della nonna....
Ogni angolo - le botteghe, i pollai - è un
quadretto.
Non c'è filmato, non documentario, non scritto né battuta che possa meglio
far rivivere, penso, un'epoca come questa originale rappresentazione
dal vivo, così sentita, così perfettamente realizzata in tutti i minimi
dettagli.
Qui gli attori rappresentano se stessi ed i loro antenati. Si sente la
cultura contadina e paesana tramandata di generazione in generazione
da una popolazione vivace, attiva, intraprendente, fiera delle proprie
tradizioni, riservata ed al contempo desiderosa di aprirsi verso chi è in
grado di capirla ed apprezzarla.
Oggi, in questi rioni, rivivono gli abitanti di Capoliveri d'altri tempi.
Ero venuto a cercare i miei antenati materni, vissuti nell'800 in questo
paese.
Non ho più bisogno di consultare registri parrocchiali e comunali. Li
ho ritrovati, ho rivissuto con loro,
ho rivisto le loro vite, ho conosciuto il loro lavoro, le loro ansie
e le loro speranze, ho compreso il significato della loro esistenza.
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